PMI: investire in digitale nel 2018 per non morire

PMI: investire in digitale nel 2018 per non morire

Poi ci lamentiamo se Amazon surclassa tutti e domina il mercato. Se la situazione relativa alla digitalizzazione delle PMI è quella fotografata nell’ultimo annuario Istat relativo, allo scorso quinquennio, non c’è da meravigliarsi. Il quadro che emerge per l’Italia, infatti, non è positivo: il 2017 si è chiuso registrando un tasso molto basso di aziende innovative che investono nel digitale. Non esageriamo se parliamo di decrescita, visto che in 5 anni il calo è stato del 7% degli investimenti.

Il dato più eclatante riguarda l’e-commerce: nonostante un’azienda su tre inserisca il catalogo dei prodotti sul sito è solo il 13,8% a consentire ordinazioni e prenotazioni online, dato che si dimezza ulteriormente se consideriamo il tracciamento dell’ordine con il 7,6% che lo permette. In generale, le aziende investono poco nel digitale e non abbastanza nei social network, con il 39,2% delle imprese che ne utilizza almeno uno e il 15,6% ne ha utilizzati un paio due.

È possibile vendere sul web senza gli strumenti giusti?

Se l’obiettivo principale delle aziende è quello di guadagnare nuove fette di mercato e quindi vendere, com’è possibile che gli strumenti e le tecniche per farlo non si adeguino ai tempi?

Una ricerca NPD Group ha evidenziato come i ”digital consumer” navighino in rete a ritmi eccezionali, con un traffico dati in mobilità elevatissimo. Gli utenti, infatti, passano gran parte del tempo perennemente connessi scaricando video, condividendo contenuti sui social, informandosi online e facendo acquisti ovunque, dal momento che è possibile navigare in qualsiasi posto.

Amazon regina delle vendite online. Perché?

Non è un mistero che Amazon sia la piattaforma che abbia registrato, nella stagione natalizia 2017, un vero e proprio record di vendite. Come riportato da Adnkronos, solo per il black Friday la piattaforma di Jeff Besos ha totalizzato circa 2 milioni di prodotti venduti in 24 ore, con un ritmo di 24 articoli al secondo. Merito della possibilità di acquistare subito e con spedizioni rapide, tracciamento degli ordini, comunicazioni veloci e assistenza al cliente pre e post vendita, oltre ad un’azione di remarketing continua.

Cosa si è venduto? Praticamente di tutto. Dai giocattoli ai video games, dai Dvd all’aspirapolvere, dai diffusori di aromi agli assi da stiro, dagli stampi per i dolci agli accessori per gli animali, come spazzole, croccantini e barrette. Non mancano prodotti alimentari, come il caffè, i biscotti e i chupa chups e prodotti come l’olio di cocco biologico. Insomma, lo spettro è veramente molto ampio, il mercato è ricco e variegato e non è possibile pensare di lasciare tutto nelle mani di un colosso come Amazon. L’unico modo è essere competitivi dal punto di vista tecnologico e mediante opportune strategie di marketing.

5,5 miliardi di utenti che navigano da smartphone nel 2021

Entro il 2021, in base ad una previsione Cisco (Cisco Global Mobile Visual Networking Index (VNI), gli abitanti della terra dotati di smartphone saranno 5,5 miliardi, l’88% della popolazione Italiana userà dispositivi portatili, e il traffico online sestuplicherà. In uno scenario del genere, è accettabile lasciare tutto nelle mani di Amazon e di pochi altri player?

L’unico modo per non perdere il treno (più che un treno possiamo definirlo un’astronave) è quello di investire in maniera mirata e costante nel digitale. Senza sconti e senza rattoppi e mettendo al centro l’esperienza d’acquisto dell’utente e la visibilità online.


Pubblicato in: e-commerce il 05/01/2018

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